Infermiere di famiglia, cure primarie e cronicità/fragilità

Referente

Giuseppe Baietta
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Attività

L’approvazione della riforma socio sanitaria regionale, interroga la professione si interroga sui nuovi percorsi di carriera da intraprendere, sulle sperimentazioni da attuare per dimostrare la capacità infermieristica di fornire ai bisogni crescenti della cronicità risposte appropriate ed economicamente sostenibili o, ancor meglio, vantaggiose. In questo scenario, la commissione, sarà impegnata su progetti che sperimentino la figura dell’infermiere di famiglia, che si occupi di assistenza, in collaborazione con il medico di famiglia, operando in una specifica porzione di territorio, come ad esempio il quartiere di una grande città.

La commissione collaborerà a livello regionale con i gruppi di lavoro istituiti per approfondire il ruolo e le funzioni di questo professionista, nonché gli aspetti legati alla remunerazione, e in tal senso si ipotizza l’individuazione di una tariffa di “presa di carico” che non riguarda la singola prestazione ma tutto il percorso del malato in termini di continuità assistenziale e adeguatezza della terapia.

La professione è ormai pronta a sperimentare questo nuovo percorso che fa dell’integrazione e della multidisciplinarietà un punto di forza. È infatti “mission” dell’infermiere di famiglia, quale professionista responsabile dell’assistenza infermieristica specialistica erogata sul territorio, prendersi cura della persona nella sua globalità, con la gestione autonoma dei bisogni.

Viene così permesso al malato di essere assistito dall'infermiere direttamente a casa, con la prospettiva di contribuire a ridurre gli accessi al pronto soccorso, le degenze ospedaliere e i costi.

Una sperimentazione su scala ridotta è stata avviata con il progetto Accompagnamento-Ascolto, per cui sono stati sperimentati sul territorio il ruolo e la funzione dell’Infermiere di famiglia e comunità, così come previsto dall’Obiettivo 21 dell’OMS.

Questo passaggio verso processi assistenziali territoriali con la presa in carico della cronicità/disabilità potrà, tra l’altro, favorire il mantenimento dei livelli occupazionali.